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A Genova è in uscita, per la casa editrice Erga, il volume “Perché non rischiare? Forme di relazione e di espressione corporea nella promozione della salute e nella prevenzione al disagio in adolescenza”, a cura di Roberto Buzzi, Florinda Leo, Nicoletta Vaccamorta e Marco Vagnozzi. Il libro scaturisce dal lavoro dell’équipe di Prevenzione del Centro di Solidarietà di Genova, impegnata quotidianamente nel confronto con i giovani delle scuole medie e superiori sui temi delle condotte a rischio e del consumo di sostanze legali ed illegali. In questo testo si riflettono quindi i vissuti quotidiani dei ragazzi, le loro ansie e le loro speranze, ma anche gli incontri con gli adulti che cercano di comprendere e definire il proprio “mestiere” di insegnanti o di genitori.
Gli obiettivi di prevenzione in questi ultimi anni hanno richiesto un’intensa analisi e revisione degli approcci, sempre più orientati a proporre ai diretti interessati, studenti, insegnanti e genitori, metodi incentrati su percorsi di peer education e laboratori di espressività corporea, nei quali si condensano incontri informativi ed interventi formativi. A partire da tali esperienze, in queste pagine si cerca di incontrare l’interesse di tutti gli adulti, genitori, insegnanti ed educatori, impegnati a confrontarsi con i ragazzi per la tutela e la promozione della loro salute e della comunità sociale nel suo complesso. Il corpo, l’adolescenza, il rischio ed il desiderio di gioco: sono questi gli ingredienti del testo, ma anche, in un senso più profondo, i tratti caratteristici di una commedia umana sulla quale ognuno di noi, come su una corda tesa, muove i passi incerti della sua esistenza. Il volume intende proporre in un percorso narrativo, di esperienze e riflessioni, il punto di vista di un gruppo di operatori del sociale sui temi dell’adolescenza e sui relativi mandati emancipativi, sempre più mediati dalla dimensione del rischio.
In questo senso il corpo, l’età adolescente, il rischio descrivono tre realtà che nei capitoli del volume ricevono un’attenzione fenomenologica, quali ingredienti indissolubili di ogni umana esistenza. Questi sono osservati in termini riflessivi - non astratti – a sostegno naturale del fine preventivo del volume nel significato ecologico di coinvolgimento partecipante degli attori sociali, ragazzi ed educatori.
Nella trama relazionale del testo questi tre elementi imperniano i quattro capitoli, nei quali sono rappresentati gli edifici “professionali” e metodologici, rispettivamente, il laboratorio di espressione teatrale e la peer education, commisurati agli habitat scolastici nei quali sono stati applicati, la scuola media inferiore per il primo e quella superiore per il secondo.
Il primo capitolo, anche nella successiva sezione laboratoriale, reca in sé la trama semantica del volume, di un corpo adolescente nelle divenienti configurazioni, quale motivo di una traiettoria, che dal fisico strutturale, quale condizione di confine, si diparte per andare incontro alla frontiera, dove è possibile scoprire l’altro, con la sua naturale fisicità, in un nuovo ambito che è soprattutto relazione. Cogliere questa potenzialità per l’adolescente può significare dare unità ed identità ai propri movimenti verso la scena sociale dove trovare, in un tutto corporeo e psichico, nuove situazioni, nuovi compagni e nuovi stimoli di maturazione, potendo affrontare, con sé e attraverso l’altro, un’inedita condizione esperienziale di protagonista.
Il terzo e il quarto capitolo “ricevono l’assist” e trasportano sul piano del corpo sociale gli apprendimenti reciproci, a partire dal quel corpo primigenio, che a questo punto può dilatarsi ed agganciare nuovi formati, nei quali vengono in rilievo gli aspetti di un corpo – gruppo quale forza motrice per generare importanti capacità di vita. Cambiano i metodi e i contesti di incontro, ma la sostanza vitale è la medesima. In questa sezione la peer education, e le sue strumentazioni multimediali, proprio per la sua strutturale attitudine alla democraticità e alla condivisione responsabile, viene evocata come media efficace per attivare la promozione della salute insieme agli adolescenti. In questo caldo ambiente, si realizza un incontro inconsueto tra ragazzi ed adulti, siano essi educatori, insegnanti o genitori, nel quale pronunciarsi e confrontarsi – e soprattutto conoscere e imparare in un insieme –sui temi cruciali del rischio, delle sue fenomenologie giovanili, tra cui quelle enunciate nelle pratiche di consumo di sostanze, non dimenticando gli scenari sociali e storici nei quali si struttura la contemporanea tensione a vivere passivamente i rischi, a sceglierli scientemente o a replicarli ritualmente nella propria quotidianità come sigilli identitari.
Nota: a cura di Roberta Merli
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