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 Genitori e Figli - di Paola Carbone

Libri consigliati per tutte le etàAnonymous Scrive "

Diamo spazio al contributo della Dott.ssa Paola Carbone presente nel volume “Adolescenze” Edizioni Magi (2005), nel quale viene sapientemente illustrato l’approccio clinico del lavoro con gli adolescenti e con i genitori. Spesso si ritiene che i genitori abbiamo solo un ruolo di mediatori nell’invio del proprio figlio ad un professionista, ma l’autrice propone in modo chiaro e brillante tre principali modelli di intervento e linee guida, al quale il professionista può riferirsi affinché possa rispondere in modo consapevole ed efficace alle richieste di aiuto da parte dei genitori per i propri figli, sin dalla prima “telefonata-incontro”.
Inoltre, i casi clinici illustrati e proposti, sono una preziosa ricchezza dal punto di vista dell’esperienza clinica dell’autrice. Essi ci aiutano a riflettere sull’importanza della valutazione, usando cornici teoriche e strumenti clinici del lavoro psicoterapeutico. L’autrice, sottolinea come un’attenta valutazione rispetto alla richiesta d’aiuto, che possa riguardare l’adolescente o i genitori, sia una richiesta da “prendere al volo” da parte del terapeuta, così come il processo evolutivo dell’adolescente sia ricco di spunti da “cogliere al volo” tenendo conto che la dimensione del “tempo” sfuggente e precario, tipico del percorso dell’adolescente, sia un aspetto sul quale porre particolare attenzione dal punto di vista clinico.

Si riporta qui una una sintesi del contributo della Dott.ssa Paola Carbone, che la D.ssa Papagni invita a leggere interamente per la ricchezza degli stimoli teorici e per la concretezza rispetto ai modelli d’intervento, focalizzandomi sulla panoramica che l’autrice propone rispetto alle possibili situazioni cliniche le diverse strategie d’intervento.

La domanda da cui l’autrice si muove nel lavoro con gli adolescenti è “Chi porta chi?”. Attraverso questa domanda il clinico può iniziare a scandagliare e fare ipotesi circa il funzionamento del sistema familiare, tenendo conto che l’adolescente difficilmente si farà avanti da solo. Questa premessa, è molto importante al fine di mettere in conto per il terapeuta, un lavoro che riguarda l’adolescente, ma che contempli il coinvolgimento del genitori, non solo sul piano della “presenza” e “concretezza” qualora lo si ritenesse indispensabile, ma anche sul piano delle “speranze “ e dei “timori” discordanti , rispetto all’adolescente, che il genitori possono nutrire.
La telefonata è già di per sé un “incontro” attraverso il quale fare una prima valutazione. L’autrice, sulla base della sua copiosa esperienza clinica, individua tre possibili modalità di richiesta d’aiuto da parte dei genitori per il proprio figlio/a adolescente:
Il genitore – o la coppia, consapevole delle difficoltà del figlio adolescente svuolge un ruolo di mediatore tra il figlio e il consulente.
Il genitore o la coppia, che pur fungendo da mediatore tra l’adolescente e il consulente, nasconde una richiesta d’aiuto per sé stesso o per la coppia.
Il genitore – o la coppia hanno un grado di consapevolezza riguardo a problematiche personali e contemporaneamente segnalano che anche il figlio/a adolescente è in difficoltà.
Come e cosa rispondere di fronte a questo tipo di richiesta ?
Nel rispondere a queste domande Paola Carbone, individua quattro possibili modelli d’intervento, spiegando i vantaggi e gli svantaggi per ognuno di essi:
a) la terapia familiare,
b) la terapia bifocale,
c) le terapie parallele,
d) la terapia senza il paziente
La terapia familiare avrebbe il vantaggio di comprendere e intervenire sulle dinamiche familiari su cui si fonda la patologia del figlio, e lo svantaggio, secondo l’autrice, riguarderebbe il momento in cui i membri della famiglia raggiungendo un buon livello di individuazione cominciano a desiderare un spazio terapeutico autonomo.
La terapia bifocale, introdotta da Philippe Jeammet nel trattamento di adolescenti gravemente disturbati, prevede due terapeuti, che lavoreranno rispettivamente, l’uno con l’adolescente e l’altro sarà il referente per i genitori, insegnanti Riproponendo le parole di Jeammet (1992): “...consiste nel fatto che un terapeutai occupa della realtà esterna dell’adolescente, lasciando all’altro la possibilità di occuparsi del mondo interno dell’adolescente ed esclusivamente di quello”. Il vantaggio risiede nel fatto che l’intervento è pensato come un contenitore capace di accogliere e “reggere” una situazione altamente disturbata. Lo svantaggio è che si possono attivare meccanismi di difesa (scissione) che possono impedire la costruzione della relazione terapeutica.
Le terapie parallele, prevede due setting distinti in cui la coppia genitoriale è affidata ad un terapeuta e il figlio/a ad un altro terapeuta. I vantaggi è che figlio e genitori possono intraprendere un percorso attraverso il quale promuovere la propria crescita personale, riconoscere le diverse responsabilità nell’acquisizione di una maggiore autonomia. Lo svantaggio potrebbe essere un svalutazione da parte dei genitori, rispetto alla proposta terapeutica, che anziché essere vissuta come un aiuto, viene vissuta come un attacco e una ferita all’autostima.
La psicoterapia senza il paziente – terapia indiretta è un approccio che si rivolge ad adolescenti e giovani adulti con gravi problemi ( borderline, psicotici, disturbi del comportamento alimentare) che a causa gravità del loro disturbo non riescono ad affrontare una terapia, la rifiutano radicalmente o interrompono precocemente. Questo approccio si avvale, quindi, della collaborazione dei genitori ed è stato lungamente sperimentato da Modigliani (1991). Il focus dell’intervento riguarda, in prima istanza, l’elaborazione da parte dei genitori del rifiuto del figlio di accettare un aiuto per poi dare spazio alla comprensione della patologia del figlio/ e alla cura. Il riconoscimento della patologia del figlio da parte dei genitori, e la conseguente consapevolezza riguardo alla necessità di cura si sé e delle personali problematiche, consente ti attivare e promuovere, indirettamente, di cura del proprio figlio/a.
Il contributo è altresì interessante per l’approfondimento degli aspetti di setting e del processo terapeutico nel lavoro con gli adolescenti o/e con i genitori. In particolar modo, vengono approfonditi gli aspetti tecnici della psicoterapia senza il paziente che vede la centralità del lavoro con i genitori come strategia d’intervento e di cura del figlio/a.
Inoltre, la centralità del concetto di identificazione proiettiva e l’analisi della trasmissione trans generazionale ci permettono di apprezzare i diversi livelli di analisi e di comprensione del disagio psicologico degli adolescenti e dei genitori.
Questa panoramica, oltre a mostrare i diversi approcci con cui poter rispondere ai bisogni degli adolescenti e dei loro genitori, vuole sottolineare quanto sia importante tener presente che, nessuna tecnica e nessuna modalità d’intervento va bene in assoluto. L’invito dell’autrice, è quello considerare che nell’incontro con l’adolescente sia importante saper adattare, di volta in volta e con elasticità, alle diverse situazioni, le diverse strategie d’intervento.


Nota: a cura della D.ssa Paki Papagni

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